Nella sala stampa della Camera dei Deputati lo scorso 14 novembre si è tenuto un interessante confronto sulla situazione delle donne palestinesi nell’ambito della conferenza “Donne di Gaza, la guerra invisibile”, organizzato da AMMPE Italia.
Nell’occasione, è stata posta un’interessante riflessione su come i media mondiali (non) raccontino oggi le storie delle donne coinvolte nel tragico conflitto, unendo il tema universale della violenza di genere con quello della violenza bellica, da cui scaturiscono conseguenze invisibili e troppi silenzi.
Dopo i saluti introduttivi della Vice Presidente della Camera dei Deputati Anna Ascani, intervenuta con un videomessaggio, e dell’Onorevole Andrea De Maria, sono seguiti gli interventi delle relatrici, tutti introdotti da una parola-chiave. La moderatrice Laura Galesi ha spiegato l’iniziativa servendosi della parola SILENZIO. Patricia Mayorga, già Presidente mondiale di AMMPE World, con la parola PERCORSO ha poi sintetizzato la storia di AMMPE.
La Presidente di AMMPE Italia, Alba Kepi, attraverso la parola MEDIA ha invece raccontato le “Voci ignorate”, parlando del silenzio mediatico sulle donne di Gaza. Paola Donnini con la parola MADRE, filo conduttore dell’intervento, ha tenuto la sua relazione sul tema “Gaza, le madri che convivono con la morte”, mentre Raffaella Pergamo ha introdotto con la parola ECOCIDIO il suo contributo sul tema dell'”Acqua negata e il ruolo delle donne nell’eccidio di Gaza”.
Successivamente, Paola Milli con la parola ABUSO ha raccontato il dramma delle donne detenute illegalmente nelle prigioni d’Israele, con la sua relazione dal titolo: “La denuncia dell’Onu su violenze e stupri delle palestinesi nelle carceri israeliane”. Marzia Giglioli ha infine affrontato attraverso la parola CONNESSIONE il tema di una pace possibile promossa e incentivata dal ruolo delle donne.
A conclusione dei lavori è stato letto un appello, rivolto alle parlamentari italiane, per una diplomazia nella quale le donne siano parte attiva nei processi di pace e nella prevenzione delle guerre.
Di seguito ne proponiamo il testo.
APPELLO DI AMMPE ITALIA
Noi, rappresentanti di AMMPE Italia – capitolo italiano dell’Associazione Mondiale delle Donne Giornaliste e Scrittrici (AMMPE WORLD) – lanciamo un appello urgente all’Italia, Paese fondatore dell’Europa e firmatario delle convenzioni internazionali sui diritti umani, affinché agisca con coraggio, umanità e coerenza di fronte alla tragedia che colpisce le donne di Gaza.
Oggi, le donne palestinesi partoriscono tra le macerie, accudiscono i figli senza acqua né medicine, cercano di trovare il cibo per i loro cari sotto le macerie. Sono madri, professioniste lavoratrici, studentesse, spesso uniche colonne delle famiglie e delle comunità distrutte.
Proprio da questa sede istituzionale il nostro appello è rivolto a tutti i decisori ed in particolare alle parlamentari italiane affinché le donne siano inserite nei processi di pace e di prevenzione della guerra.
In particolare chiediamo:
- Inserire la prospettiva femminile nei processi di pace, coinvolgendo donne mediatrici, diplomatiche, esperte di diritti umani e operatrici civili. Le donne di Gaza devono poter essere protagoniste nel futuro politico e sociale della loro terra: la pace costruita senza di loro sarebbe fragile e ingiusta.
- Sostenere la piena assistenza umanitaria alle donne e ai bambini di Gaza, garantendo corridoi sicuri, accesso agli ospedali, ai beni di prima necessità e al supporto psicologico. L’Italia deve farsi parte attiva, in Europa e presso le Nazioni Unite, per assicurare che gli aiuti arrivino e che siano pensati con una prospettiva di genere: perché i bisogni delle donne non sono mai “secondari”.
- Difendere la libertà di parola e la sicurezza delle giornaliste palestinesi che ogni giorno rischiano la vita per raccontare ciò che accade. L’Italia deve promuovere il rispetto del diritto all’informazione e proteggere chi, con coraggio, porta la verità fuori dall’assedio.
- Concretizzare la Risoluzione ONU 1325 “Donne, Pace e Sicurezza”, trasformando i principi in azioni concrete: includere le donne nei tavoli decisionali, nelle missioni internazionali, nella diplomazia della pace. Solo così potremo dire di aver ascoltato veramente il grido delle donne di Gaza.
Loro non chiedono pietà, chiedono giustizia, dignità, futuro. Chiedono che il mondo le veda, le ascolti, che non le dimentichi. Perché la pace non può essere costruita sopra il silenzio delle donne.
Alba Kepi Presidente

